Erica Bortolussi e il Website Model Canvas: nei siti web chi ben progetta è a metà dell’opera
25 Maggio 2020

Erica Bortolussi e il Website Model Canvas: nei siti web chi ben progetta è a metà dell’opera

Il Website Model Canvas (WMC per gli amici) nasce dalla nostra esperienza sul campo. Siamo Erica e Manuela, professioniste freelance specializzate nella comunicazione online. 

A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di uno strumento per progettare meglio i siti, di un metodo di lavoro adattabile ai progetti diversi per funzionalità, complessità e settore merceologico. Nell’arco di un anno di abbiamo creato il Website Model Canvas, di cui puoi scoprire di più navigando in questo sito.

In sintonia con i principi del networking che pratichiamo da anni (e che ci ha permesso di conoscerci e lavorare insieme), abbiamo deciso di condividerlo con chi, come forse tu che ci leggi, potrebbe trarne un vantaggio nella progettazione o nel restyling del suo sito.

Spiegare il Website Model Canvas implica parlare un po’ di noi e del percorso che ci ha portato fin qui. E dal momento che facciamo sempre un po’ fatica ad essere autoreferenziali, abbiamo pensato di raccontarci con un’intervista incrociata.

Oggi Manuela presenta Erica Bortolussi, visual e web designer.

Manuela:
Ciao Erica, ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso professionale?

Erica: Sono Erica, graphic designer e consulente per la comunicazione visiva.

Mi occupo di tutti i progetti visivi di cui hai bisogno per comunicare e promuovere la tua attività e distinguerla con un’identità chiara. Dal Visual e Brand Identity, al design editoriale per magazine, packaging, siti web, alle strategie di comunicazione per raccontare l’identità di aziende, start-up, professionisti e associazioni.

Tra i progetti visivi di cui mi occupo i siti web sono sicuramente quelli più dinamici, che uniscono la tecnologia (e la mia anima tecnica e razionale) con l’aspetto visivo (e la mia creatività), fondamentali entrambi per la buona riuscita di un sito funzionale e comprensibile.

M: La scintilla che ha portato al Website Model Canvas è tua. Come si è accesa?

E: Ricordi quel sito web a cui abbiamo lavorato insieme la scorsa estate, con il caldo estenuante di luglio? Io naturalmente seguivo l’aspetto grafico e la realizzazione, tu i contenuti testuali e procedevamo in parallelo, con frequenti confronti. La fase iniziale è stata molto stimolante ma a volte un po’ confusa. Ci siamo poste tante domande, che volevamo trasformare in un brief da sottoporre al cliente. Presto ci siamo rese conto che alcune erano identiche e che quindi potevamo trovare un momento comune di riunione con il committente.

Contemporaneamente stavo leggendo il libro “Business model you (di T. Clark, A. Osterwalder, Y. Pigneur, edizione italiana a cura di L. Centenaro, Hoepli), che affronta la creazione di un nuovo modello lavorativo attraverso la metodologia visiva del Canvas: in quel momento mi è caduta la mela in testa, mi si è accesa la lampadina!  Mi sono detta: perché non partiamo da un modello esistente, già conosciuto e usato in molti contesti imprenditoriali, e sviluppiamo una metodologia valida e specifica proprio per la creazione dei siti web? E così è nato il WMC!

M: Qual è secondo te la caratteristica vincente del WMC?

E: Il WMC si ispira al Business Model Canvas e proprio per questo è uno strumento facile da consultare. Molti professionisti conoscono già l’approccio e vari percorsi di formazione lo propongono.

Il punto di forza del nostro Modello è la capacità di affrontare in un unico momento/modello tutti gli aspetti da prendere in considerazione per la progettazione di un sito web. Attenzione, non sto parlando di fattori tecnici (non nello specifico), ma dei contenuti e degli aspetti che un proprietario di un sito dovrebbe porsi per realizzare il proprio sito web. Si pensa spesso che la cosa importante di un sito sia l’infrastruttura tecnica con cui è costruito, il “codice” che gli sta dietro. Prima di questo, la cosa davvero importante è capire a chi sto parlando col mio sito, cosa sto raccontando e come lo sto facendo. Sono domande spesso date per scontate ma che sono fondamentali per la creazione di un sito web. E se il web designer non le fa, il cliente non le pensa… si corre il rischio di arrivare alla fine del lavoro con la sensazione di non aver centrato l’obiettivo.

M: Ripensando alle tue consulenze prima dell’utilizzo del WMC, c’è un sito, o una categoria di siti, in cui il supporto del WMC avrebbe potuto fare davvero la differenza?

E: Ho affrontato la realizzazione di diverse tipologie di siti web prima di mettere a punto il Website Model Canvas. Spesso il cliente all’inizio è confuso, non sa da dove partire, oppure ha tanto da dire ma non sa come organizzare i suoi pensieri.

Questo capita spesso per realtà di associazioni in ambiti culturali, che affrontano progetti bellissimi ma che hanno la difficoltà di trasmettere tutto quello che fanno. Il WMC può aiutarle a capire come organizzare le informazioni di un sito e far loro scoprire che spesso le persone già coinvolte nel progetto sono risorse importantissime per la creazione di contenuti e per la promozione. Se ne rendono conto nel momento in cui, compilando il WMC, si riflette sul punto dedicato a chi può aiutare nella gestione del sito web.

M: Quale consiglio daresti a chi ha bisogno di portare il suo business online o di riprogettare la sua presenza online? 

Il mio consiglio senza dubbio è:
pensare (progettare) prima di fare.

La smania di iniziare, essere presenti online è grande, ma è questo il momento in cui porsi domande, chiedersi perché e valutare come si vuole progettare la propria presenza online. Definito questo, anche attraverso il Website Model Canvas, sarà tutto più semplice e utile per gli obiettivi che ci si pone.

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